La presenza della figura di Giuseppe Mazzini all’interno del dibattito sulla politica monumentale trova a Roma alcuni possibili riscontri, oltre che sulla complessa genesi del monumento a lui dedicato, opera di Ettore Ferrari, anche all’interno delle carte della commissione esecutiva per il Vittoriano. E’ questa una delle molteplici testimonianze utili alla ricostruzione della prassi artistica ottocentesca che ancora attende una puntuale ricerca.
Nel caso del Vittoriano si trattava sicuramente di una macchina celebrativa molto più complessa il cui dibattito si allontana dalle prime testimonianze figurative presenti nella statuaria su Mazzini a Roma: dal busto di Giovanni Spertini del 1876 nella Promoteca capitolina a quello di Ubaldo Pizzichelli sul Pincio del 1893.
Nel caso della scultura si tratta di condurre una ricerca all’interno di fonti anomale e diverse rispetto a quelle generalmente conservate presso gli archivi pubblici. Questo intervento traccia un percorso attraverso queste fonti, per approdare ad alcune realizzazioni nella provincia di Latina ad opera di Vincenzo Fiordigliglio e di Osvaldo Giovanetti.
Ma, allo stesso tempo la figura di Giuseppe Mazzini ci si propone come un “modello” decisamente innovativo e fin troppo “moderno” all’interno della cultura estetica ottocentesca: un modello – insuperato – rappresentato dal ritratto eseguito da Silvestro Lega nel 1872 raffigurante Mazzini morente. Anche in questo caso quest’opera si presta ad essere letta come una “fonte” storica la cui fortuna critica e commerciale ci consente di tratteggiare un modello di sensibilità estetica decisamente antimonumentale e anticelebrativa.
MARCO PIZZO
Nel caso del Vittoriano si trattava sicuramente di una macchina celebrativa molto più complessa il cui dibattito si allontana dalle prime testimonianze figurative presenti nella statuaria su Mazzini a Roma: dal busto di Giovanni Spertini del 1876 nella Promoteca capitolina a quello di Ubaldo Pizzichelli sul Pincio del 1893.
Nel caso della scultura si tratta di condurre una ricerca all’interno di fonti anomale e diverse rispetto a quelle generalmente conservate presso gli archivi pubblici. Questo intervento traccia un percorso attraverso queste fonti, per approdare ad alcune realizzazioni nella provincia di Latina ad opera di Vincenzo Fiordigliglio e di Osvaldo Giovanetti.
Ma, allo stesso tempo la figura di Giuseppe Mazzini ci si propone come un “modello” decisamente innovativo e fin troppo “moderno” all’interno della cultura estetica ottocentesca: un modello – insuperato – rappresentato dal ritratto eseguito da Silvestro Lega nel 1872 raffigurante Mazzini morente. Anche in questo caso quest’opera si presta ad essere letta come una “fonte” storica la cui fortuna critica e commerciale ci consente di tratteggiare un modello di sensibilità estetica decisamente antimonumentale e anticelebrativa.
MARCO PIZZO

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