Con notevole ritardo rispetto ad alcuni dei paesi limitrofi, la memoria di Giuseppe Mazzini compare a Veroli nel 1945, per iniziativa del Commissario prefettizio Secondo Biamonti.
Definito dalle fonti locali come appartenente al partito comunista, Biamonti tentò nel suo breve periodo di reggenza del Comune (nov. 1944 - mag. 1945) di imprimere alla toponomastica locale una dimensione che riflettesse le «mutate condizioni politiche del momento», deliberando l'intitolazione di vie e piazze del centro urbano a Stalin, Churchill, Roosvelt, Amendola, Gramsci, a Matteotti, ai martiri delle Fosse ardeatine, e ricordando anche Giuseppe Mazzini in uno dei viali d'accesso alla cittadina (l'antico Viale XXVIII ottobre) e nella denominazione della piazza antistante il complesso scolastico ubicato nel centro storico.
Le resistenze della cittadinanza, presumibilmente riferite con maggiore veemenza soltanto ad una parte delle intitolazioni disposte, resero l'evento un caso politico di delicata natura, la cui soluzione non fu certamente agevolata dalla ridda di disposizioni dell'autorità centrale e dalle relative controproposte degli organi deliberanti comunali recentemente insediatisi che, anzi, contribuirono a far cadere l'iniziativa in un perdurante oblio.
MONICA GROSSI
Definito dalle fonti locali come appartenente al partito comunista, Biamonti tentò nel suo breve periodo di reggenza del Comune (nov. 1944 - mag. 1945) di imprimere alla toponomastica locale una dimensione che riflettesse le «mutate condizioni politiche del momento», deliberando l'intitolazione di vie e piazze del centro urbano a Stalin, Churchill, Roosvelt, Amendola, Gramsci, a Matteotti, ai martiri delle Fosse ardeatine, e ricordando anche Giuseppe Mazzini in uno dei viali d'accesso alla cittadina (l'antico Viale XXVIII ottobre) e nella denominazione della piazza antistante il complesso scolastico ubicato nel centro storico.
Le resistenze della cittadinanza, presumibilmente riferite con maggiore veemenza soltanto ad una parte delle intitolazioni disposte, resero l'evento un caso politico di delicata natura, la cui soluzione non fu certamente agevolata dalla ridda di disposizioni dell'autorità centrale e dalle relative controproposte degli organi deliberanti comunali recentemente insediatisi che, anzi, contribuirono a far cadere l'iniziativa in un perdurante oblio.
MONICA GROSSI

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